La discarica che inquina la memoria. Uno sfogo.

mamma romaCorreva l’anno di grazia 1997 quando Roberto entrò nella mia vita e nella mia casa. Una casa in un borgo che, non molto tempo fa, era considerato il Far West di Roma. Un quartiere  impresso nella pellicola di Mario Monicelli in ” Un borghese piccolo piccolo” e “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini. Un quartiere odiato dai tedeschi in tempo di guerra perchè antifascista per eccellenza. Era abitato da gente tosta, povera e disperata, ma dignitosa. A quei tempi girava la voce che per scampare ai tedeschi dovevi andare o al Quadraro o al Vaticano. Al Quadraro ci sono ancora i romani, quelli veri, e la vita assomiglia a quella di un paese, tutti si conoscono. Negli ultimi anni, diversi articoli in più quotidiani su questo pezzo di Roma perchè è un quartiere in cui la qualità della vita è ancora accettabile. La mattina andando al CRESS a piedi e passando davanti al fabbro incappo spesso in un:  “Ciao Sò, come annamo?”. Inizia così un rapido scambio di parole che fanno la differenza e rendono la vita e la metropoli più calorosa. Tra un un palazzo e un altro puoi scorgere orti e strade alberate. Qui hanno vissuto e vivono centenari. Un caso ?

terapia-casa-newLa mia casa al Quadraro possiede, secondo i crismi della Domoterapia, una di quelle caratteristiche che rendono un’abitazione sana. Da ogni finestra del mio appartamento vedo cielo e alberi ed il sole abbraccia le stanze dall’alba al tramonto. Poi, c’è una “cosa” in via di estinzione nelle odierne costruzioni popolari, si chiama”giardino condominiale”: pini, alberi e panchine  a disposizione di anziani e bimbi. Non male per un palazzo di borgata. Benedetto architetto De Renzi che aveva progettato “la torre” in modo che ogni porta avesse il suo pianerottolo e ogni famiglia una vita più dignitosa. C’era ancora attenzione al sociale.

01 Cemento armato

Chi ha letto “Terapia della casa” forse ricorderà la foto di questo palazzo. Ecco, noi abitavamo qui. Tutt’ora abitiamo lì.

Da una delle finestre del mio appartamento si ammira il Parco degli Acquedotti, molti di voi hanno avuto il privilegio di esplorarlo con Roberto in uno dei corsi di Domoterapia Sottile, non distante dal Parco degli Acquedotti: Villa dei Quintili, l’ Appia Antica, il parco della Caffarella, la Villa di Massenzio e molto, molto altro.

Roberto amava questo quartiere che fu palestra e fonte di molte delle sue scoperte. Non era difficile trovarlo con le mani “nel palming” testando questi luoghi intrisi di Storia, Conoscenza ed Energia.

Appia-antica

Perlustrando e testando più e più volte la via Appia Antica constatò nel tempo che quello pensava fosse una ley lines altro non era che una linea energetica artificiale, creata dagli antichi romani. Queste esperienze e questo quartiere contribuirono in modo esponenziale al cambiamento della TEV , della Domoterapia e alla trasformazione di Roberto stesso.

Qui non c’è solo il Parco degli Acquedotti ma un parco ben più grande:  il Parco Regionale dell’Appia Antica . Per darvi idea delle dimensioni e del valore del Parco:

2044_11_Mamma_RomaLungo il percorso dell‘Appia Antica si possono trovare un gran numero di testimonianze e monumenti che raccontano la storia di Roma: del periodo repubblicano e imperiale, sono, tra i più noti, le Terme di Caracalla (che però è fuori dal perimetro del Parco), la Porta San Sebastiano e le Mura Aureliane, la Tomba di Geta, il Sepolcro di Priscilla, l’area del Circo e del Palazzo imperiale di Massenzio, il grande mausoleo rotondo di Cecilia Metella, la Villa dei Quintili, il grande sepolcro cilindrico, conosciuto come Casal Rotondo; ai primi secoli del Cristianesimo risalgono le catacombe di S. Callisto, di Domitilla (ai margini del perimetro), di S. Sebastiano, di cui è visitatissima anche la soprastante Basilica, di Pretestato; medievali, rinascimentali e barocche sono le numerose chiese disseminate lungo il percorso, Santa Maria in Palmis, celebre con il nome del Quo vadis; medievali le torri e le fortificazioni, spesso costruite su ruderi di monumenti romani, come il castello costruito dai Conti di Tuscolo intorno al sepolcro di Cecilia Metella.  Il territorio del Parco comprende anche la Valle della Caffarella, solcata dal fiume Almone la più importante testimonianza dell‘antico paesaggio agricolo a ridosso della città, ma ricca anche di monumenti di ogni epoca, come il Tempio del dio Redicolo, il Ninfeo di Egeria, la chiesa di Sant’Urbano, le torri e le valche medievali; il complesso delle Tombe Latine e il Parco degli Acquedotti, con i poderosi ruderi delle condotte che rifornivano d’acqua l’Urbe”. 

(FONTE: http://www.parcoappiaantica.it)

20070831110002!Ninfeo_d'Egeria

Già abbiamo anche una sorgente: la fonte Egeria. Il mito narra che la ninfa Egea, conoscitrice del genere umano e dei misteri divini, si fosse invaghita perdutamente di Numa Pompilio e che, alla sua morte, fu talmente afflitta dal dolore che gli Dèi decisero di trasformarla in una fonte. I Romani chiamano l’acqua della sorgente Egeria: l’acqua santa di Roma. Per chi ci crede: la ninfa è là, i tevvari possono testarla.

Da queste parti insomma un pò della mia e nostra storia ma, a circa una decina di chilometri da questi luoghi di inesauribile bellezza e di inestimabile valore storico-culturale, nascerà una discarica.

Digital StillCamera

Villa Massenzio e sepolcro Romolo

Cosa succederà dal punto di vista energetico alla sorgente Egeria, alla via Appia, alla memoria dei luoghi, dell’acqua, al mio essere italico…lascio immaginare a voi quale sia lo scenario possibile. Il monumento al degrado della nostra società e del nostro popolo è pronto. I lavori sono già avviati e iniziato il via vai dei camion e la desacralizzazione dei luoghi dei nostri antenati, sì, una delle tante. Oggi alle 18.00 in Via Ardeatina l’ennesima protesta. Per salvare il corpo, la memoria, l’anima.

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Una risposta a La discarica che inquina la memoria. Uno sfogo.

  1. Paola ha detto:

    Bell’articolo.A Roma non siamo uguali. Sei già etichettato dal quartiere dove vivi

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